Foto Club Espera

Vai ai contenuti

Menu principale:

Concorso 2002

Le nostre attività > I concorsi
 

I risultati

 

I Memorial Sebastiano Peluso

Paolo Ferretti
Fornacette (PI)

Tema Obbligato
Sezione Unica

Adriano Ramella - Cuneo

Giovanni Vernaglione - Torino

Giuseppe Florio  -Trino

Tema Libero
Sezione Clp

Valter Marchetti - Vercurago

Matteo Savatteri - Messina

Sebastiano Torrente - Cenaia

Tema Libero
Sezione bianconero

Carlo Riggi - Milazzo

Rodolfo Tagliaferri - Livorno

Attilio Laura - San Remo

Premi speciali della Giuria

 

Paolo Ferretti

 

Carlo Durano

L'odore del giorno

(Liberamente ispirato ad un romanzo di Andrea Camilleri)
Il commissario si arrusbigghiò malamente, sentendo che lo sciauro del mare che percepivano le sue narici non era quello di sempre. D’un tratto si addunò che Livia era accanto a lui e non erano na so cammara a Marinella, ma a casa di Livia. Allora gli ritornò in mente la telefonata di Catarella: "Commissario, Catarella sono. Ha telefonato per parlarci di pirzona pirzonalmente il signò Pelosi…" "Peluso, Catarè, si chiama Peluso" "Vabbè commissario, stu signore coi pili ci telefonò per dirici ca aviva vinto un Piede di monte con una fotografia dell’autovelòx alla Uiffi. Megghiu, nun ci capii nenti, ma ci dissi che ci telefonavo subbitaneamente!" "Catarella, che mizzichina stai dicendo? Lo sai che dell’autovelox si interessa la stradale, non te lo spiegai quando ti dissi anche che se c’è un’ammazzatina sulla stradale se ne interessa sempre la omicidi? Insomma, vinsi un premio al concorso ‘Il mio Piemonte’?" "Come dici vossia commissario, forsi accussì mi disse ‘u signori pilusu" "Vabbè Catarella, grazie!"
Montalbano cominciò a farsi persuaso che poteva essere l’occasione buona per andare da Livia a Boccadasse: erano anni che le prometteva una vacanza e regolarmente per un motivo o per un altro la cosa saltava. Si pigliò il paro e lo sparo e si decise: telefonò a Livia e la raggiunse.
Si susì lentamente dal letto, per non arrusbigghiari macari Livia e si preparò un caffè. Presto si sarebbe preparato per partire per Roccavione, dove lo attendeva, oltre che una coppa, una pantagruelica mangiata alla quale non poteva e non voleva sottrarsi.
Aprì l’armuar e prese gli abiti da indossare per la cerimonia, poi s’assittò ad aspettare ca Livia scinnissi. In quel mentre squilla il telefono: "Salvo, Mimì sono, ti volevo dire, per il caso Badalà…" "Mimì, addivintasti scimunito? Non ti fai persuaso ca sono in vacanza e devo ritirare un premio importante? Non mi rompere i cabasisi, Mimì, fatti agghiutare da Fazio"
A Montalbano ci stava pigghiando il nirbuso, quando sentì la voce di Livia che diceva: "Salvo, io sono pronta, quando vuoi possiamo partire".
Così si cataminarono verso la machina e pigghiarono l'autostrada per Torino. Durante il viaggio Montalbano, che aveva lasciato Livia al volante, pensò a come si era appassionato alla fotografia, avendo incontrato il brigadiere Arana anni prima a Tindari, in occasione della scomparsa di due vecchietti. Anche quella volta la giornata finiu con l'abbuffata.
A Roccavione non ci mise molto tempo ad inzertare la strata e arriconusciu subitaneamente Paolo Ferretti, ca stava ca so famigghia davanti o comuni.
"Caro Ferretti, che piacere incontrarti di persona, dopo tanto tempo! Unn'è quel disgraziatone di Peluso?"
"Ci sentimmo ieri l'altro per telefono e mi disse che ci saremmo incontrati costì!"
A Montalbano piaceva il modo di parlare dei toscani, una volta mi disse che gli pareva che lo pigghiassero per i fondelli, con quel parlar forbito!
"Eccolo li, quel marpaglione! Piero! Montalbano sono, che fa, non mi conosci più?"
In verità i due non si erano mai incontrati, ma Montalbano ricanuscì il quarantino nicareddu, co' pizzetto ca pareva il professore Muscatello di Catania.
"Salvo, finalmente!"
"toglimi una curiosità, Piero, cu fu a mettere sta scritta sopra il portone senza cadere affacciabocconi come un salame?"

"Salvo, questo è un paese alpino ed il nostro amico Mauro è un provetto arrampicatore"
Arrivarono anche Ramella e signora, Chiara e Claudio Iacono, la famiglia Peluso al completo, quindi si cataminarono verso il ristorante. Arrivarono puntuali, anche se non avevano l'orologio. Quando il commissario chiese come si erano regolati per l'ora, la risposta fu semplice: "basta chiudere gli occhi ed annusare l'aria - disse Chiara - ogni ora ha il suo odore, non solo di notte"
Al ristorante il commissario dovette ricredersi: credeva che non si potesse mangiare meglio che a Vigàta ma le delizie piemontesi lo conquistarono. Purtroppo, lo conquistò anche il vino piemontese e quando che fu il momento della premiazione, gli furriava la testa come 'na trottola e non ci capì nenti della U.I.F., delle coppe, dei premi.
L'unica cosa che ancora gli furria per la testa è il ricordo del sano divertimento, di momenti condivisi in simpatia in un posto che non è manco segnato sulle carte. Sulla terrazza di casa sua, a Marinella, pensava ancora a quello, mentre si toglieva l'accappatoio per farsi un'altra mitica natata.

Torna ai contenuti | Torna al menu